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A
Lecceto non è raro trovare, soprattutto la domenica,
i Senesi venuti ad approfittare del sito selvaggio in
cui si trova un antico eremitaggio, con elementi architettonici
duecenteschi e trecenteschi. Gli eremitaggi in realtà
sono due, perché, avendone il tempo, possiamo
spingerci sino a quello di San Leonardo al Lago, vicino
a quella che era appunto anticamente una palude. Esisteva
già nel XII secolo, fondato dai benedettini e
anche Santa Caterina vi soggiornò.
La chiesa fu trasformata nel Quattrocento e vi troviamo
oggi tra l'altro affreschi di Lippo Vanni ed una Crocifissione
molto senese di Giovanni di Paolo. Questa sosta ci introduce
ad un itinerario che si snoda fra alcuni dei paesaggi
senesi più caratteristici, anche se spesso diversi
da quelli che pensiamo questa terra possa offrirci.
Saremo colpiti dalla varietà del paesaggio, mutevole
rapidamente, mentre lasciamo alle spalle Siena, il cui
profilo spesso ritroveremo sul nostro cammino, in direzione
di quelle che un tempo erano le Maremme senesi. Da Sovicille
sino a San Galgano, da dove devieremo di nuovo dirigendoci
verso Buonconvento e la Cassia, è importante
fare attenzione ai particolari che ci si pareranno davanti,
piccoli e grandi gioielli che da secoli accompagnano
la vita degli abitanti di queste campagne.
Arrivando a Sovicille (già dall'etimologia accreditata
"Suavis locis ille", il luogo appare, appunto,
soave) incontriamo la pieve romanica di San Giovanni
Battista al Ponte allo Spino, austera, affiancata da
una torre campanaria, adibita un tempo a funzioni di
difesa. Seguendo il torrente Rosia, improvvisamente
la valle si fa stretta, anzi, diventa una vera e propria
gola. Sulla sinistra, appare il Ponte della Pia, tipico
ponte medievale a schiena d’asino. Vuole la leggenda
che su di esso appaia il fantasma di Pia dei Tolomei,
da cui il nome, per manifestare le sue pene d'amore.
Oltre il ponte, un largo sentiero prosegue nel bosco,
invitante per una passeggiata che inizia da un luogo
così suggestivo. Tra i molti campanili delle
chiese che incontriamo, ci invitano ad entrare quello
della chiesa di Rosia, in cui si trova un trittico del
Cozzarelli, o quello della chiesa di Frosini, dove si
trova un reliquario decorato con scene della vita di
San Galgano. Il castello di Frosini, di origini medievali,
domina la bella vallata che dal boscoso Poggio ai Massi
si apre sulla valle del Feccia, che ci introduce al
territorio di San Galgano.
Un’alternativa
valida a questo primo tratto dell’itinerario potrebbe
essere da Rosia, attraverso Torri, Stigliano, quindi
seguire la strada che sulla sinistra aggira il colle
Poggio Siena Vecchia, e attraversondo Causa raffiungere
la strada per Frosini. Oltre al paesaggio, potremmo
qui ammirare l'abbazia di Mustiola, vallombrosana, una
delle presenze autorevoli che ci rimandano, come altre
che incontreremo, alla presenza dei monaci nel medioevo
in questo territorio. L’esterno è molto
sobrio, l’interno ritmato dall'alternarsi delle
fasce bianche e nere proprie dello stile pisano. Accanto,
un chiostro a tre livelli, in marmo, mattoni e legno.
Bellezza, equilibrio e serenità emanano dal luogo.
Ci fu un tempo in cui gli ordini monastici avevano qui
importanza e potere. In cui il loro ruolo risultava
essenziale sotto molti punti di vista per il territorio
ed i suoi abitanti. Di tutto questo le abbazie, o quello
che di loro resta, rimangono una testimonianza concreta
che ci coinvolge con sensazioni spesso uniche.
Questo
è ancor più vero per San Galgano, potente
costruzione, che si erge in un territorio disabitato
con mura possenti e priva del tutto di copertura. Aggirarsi
nella chiesa, che risale ai primi decenni del Duecento,
fra le alte colonne cruciformi che separano la navata
centrale dalle laterali; guardare la luce entrare dall'alto
e dalle grandi finestre, i piedi sul suolo oggi ricoperto
d'erba, procura sempre emozioni uniche. è un
miracolo della storia, che ha voluto preservare un’opera
di architettura pura, senza più funzioni se non
quella della testimonianza del tempo, nella sua essenzialità
fatta di forme gotiche di mattoni e travertino sotto
il tetto azzurro del cielo. Sopravvive accanto la struttura
della sala capitolare, anch'essa in austero stile cistercense.
Siamo di fronte ad uno dei due edifici più importanti
del gotico cistercense in Italia (l'altro è l'abbazia
di Fossanova vicino a Latina), ma soprattutto siamo
colpiti da come un insieme così mutilato riesca
a comunicare ancora oggi sensazioni così profonde.
Su di una collinetta accanto, prima di entrare per vedere
la spada che lo stesso San Galgano piantò nella
roccia, osserviamo un panorama che si estende a vista
d'occhio, per una volta pianeggiante, prima di riprendere
la strada.
Raggiunta Monticiano, troviamo ancora una bella chiesa
- duecentesca ma con interessanti rifacimenti barocchi
- che fiancheggia un convento. Qui possiamo ammirare
gli affreschi nella sala del capitolo, di Giovanni di
Paolo, Cozzarelli e Bartolo di Fredi, perfettamente
restaurati, notevoli per le atmosfere luminose, la composizione
geometrica, i particolari degli elementi di vita quotidiana.
La Riserva naturale di Tocchi occupa un tipico ambiente
collinare toscano, con una vegetazione straordinariamente
ricca, nonché una fauna selvatica preservata.
In alcuni corsi d'acqua si ritrovano anche il tritone
alpestre e il gambero di fiume.
I resti del Castello di Tocchi aggiungono un tocco suggestivo
al luogo.
Il resto dell'itinerario, che si dirige, passando per
Vescovado e per Murlo, a Buonconvento, va percorso con
calma, lasciandosi prendere ancora una volta dal paesaggio
che attraversiamo. In particolare, la valle del Merse,
con le sue risaie offre lo spettacolo insolito dei colori
del riso nelle varie stagioni. Stretta tra le alture,
aquista lucentezze e riflessi ora verdi, ora dorati,
che rendono ancora più mutevole e suggestivo
il paesaggio.
San Lorenzo a Merse, Casciano, Vescovado meritano tutti
una sosta per ragioni diverse. Siamo qui in terra etrusca
come gli scavi di Poggio Civitate ricordano continuamente.
Un moderno e ricco museo a Murlo raccoglie i materiali
recuperati dagli scavi degli edifici etruschi di Poggio
Civitate e si trova nell'antico borgo del castello di
Murlo. Sono esposti non solo i numerosi bellissimi oggetti
che, non provenendo da tombe, ci parlano direttamente
della vita domestica quotidiana e delle attività
artigiane degli Etruschi, ma anche reperti architettonici
rari, come il tetto ed il frontone di un edificio in
terracotta del V secolo a. C. e il celebre "Cappellone",
diremmo quasi un etrusco che vestiva alla cow-boy, diventato
il simbolo di Murlo. L'imponente palazzo episcopale
ci ricorda poi che siamo nel borgo fortificato, antico
feudo dei vescovi di Siena. A Buonconvento, in piano,
ancora cinto delle sue mura, tappa obbligata sull'antica
via di Roma, ritroviamo, nelle vie e nei vicoli del
centro, le atmosfere medievali che la terra di Siena
così sovente ci regala. è il posto giusto
per ritrovare nel Museo di Arte Sacra della Val d'Arbia
diverse opere di scuola senese prove nienti dalle chiese
della zona.
Le dolci Madonne di Sano di Pietro, di Andrea di Bartolo
e di
Benvenuto di Giovanni ci ricordano i paesaggi che l'itinerario
ci ha permesso di attraversare. A Buonconvento inoltre,
il recente ed interessante Museo della Civiltà
Contadina presenta quegli elementi che sono stati alla
base di un modo di vivere e lavorare oramai scomparso.
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