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BuonconventoDa Buonconvento a Monteoliveto, passando da Pieve a Salti e San Giovanni d'Asso: un itinerario insolito ma di grande emozione. La strada inizialmente offre la visione della Val d'Orcia fino all'Amiata quale poteva essere nei secoli scorsi. L'incantevole scenario viene poi mosso da rocce e dirupi, diventando simile ai paesaggi che fanno da sfondo in molti quadri del primo Rinascimento.

San Giovanni d'Asso appare raccolta attorno al castello (sec. XIII-XIV), quasi a guardia dell'accesso alle "crete senesi". Non manchiamo San Pietro in Villore, romanica, raccolta, preziosa di purezza. Proseguiamo per Asciano, attraverso Chiusure. Questa è una strada da percorrere adagio, cogliendo i particolari vicini e lontani che si svelano ad ogni dosso, ogni curva. Le "crete" sono uno dei paesaggi che più hanno colpito nei secoli i viaggiatori, a seconda dei periodi incantati o addirittura disturbati da questo insolito territorio. Seguendo poi a sinistra l'indicazione per Monteoliveto, tutto cambia improvvisamente: tra le pareti fragili, sopra voragini che sembrano voler inghiottire le dolci
ondulazioni delle colline, emerge l'abbazia avvolta dal verde cupo degli alberi secolari. Gli impressionanti calanchi introducono all'atmosfera del sito.

Il silenzio fa parte del fascino del luogo scelto dall'ordine olivetano per erigere il complesso monastico (1313), che per secoli ha accolto i figli delle migliori famiglie senesi. Colpiscono l'architettura solenne e austera, i magnifici stalli intarsiati all'interno della chiesa, il chiostro affrescato da Luca Signorelli e dal Sodoma, la biblioteca. La presenza dei monaci, cordiale e discreta, ne fa un luogo vissuto, una sosta che riporta alla rigenerante dimensione dello spirito. Ritorniamo verso Asciano, deviando subito a destra per Trequanda. attraverso le fantastiche "crete".

Crete senesiPercorso privilegiato, appena punteggiato da qualche podere dai colori della terra di Siena. La diversità delle stagioni è qui una dimensione da assaporare. La lucentezza degli ulivi, le sfumature dei cieli, la presenza stessa dell'uomo, rivelata ora da una scala nella stagione della raccolta, ora dall'abbaiare dei cani, ora dal fumo pigro cha sale da qualche camino, ci ricordano che il tempo può scorrere con ritmi armonici.

Trequanda si presenta raggruppata intorno alla sua torre tonda e rassicurante. Nel minuto centro storico, una piazzetta: la normalità della bellezza dell'insieme è interrotta dalla facciata a scacchiera in pietra ocra e bianca della piccola chiesa romanica. È un gioiellino: memoria più che monumento, opera di lavoro più che capolavoro, che però ha il dono di riportarci all'atmosfera di quei tempi in cui anche alla casa di Dio si andava per forza e per amore.

Continuando con meta Pienza, entriamo nel piccolo centro di Montisi, esempio ben conservato di vita in un tipico borgo del Senese. L'enorme grangia fortificata all'entrata ricorda la ricchezza dello Spedale senese di Santa Maria della Scala, basata su vaste proprietà in campagna. Le chiese del borgo, come quella dell'Annunziata, conservano splendide opere di scuola senese ed un piccolo ma significativo museo della locale Confraternita, che per secoli si è occupata elle esequie dei defunti.

Proseguiamo la strada per Castelmuzio, paese che si direbbe sperduto e presenta da un lato angoli urbani da idillio toscano, dall’altro, la maestosa pieve romanica di Santo Stefano a Cennano (origine sec. IX). Quindi arriviamo a Sant’ Anna in Camprena, solitario monastero (1324) che nel refettorio presenta importanti affreschi del Sodoma, restaurati. Intorno, l’arte continua nel paesaggio. Arriviamo a Pienza. Nata dall'ambizioso sogno di un suo cittadino diventato papa, Pio II Piccolomini (1405-1464), Pienza doveva rappresentare la città ideale del Rinascimento.

La morte del papa interruppe il sogno, ma rimasero ben cinquantamila fiorini che permisero a Bernardo Rossellino di innalzare in pochi anni (1459-1462) intorno alla piazza principale il duomo ed i palazzi, familiare ed episcopale, dei Piccolomini. La visita è di rigore: passando dal duomo al palazzo e al suo giardino, la perfezione dei rapporti spaziali induce reali sensazioni di benessere fisico. A tutte le ore la piazza emana il fascino palpabile della città ideale che avrebbe dovuto essere.

Le sere d'estate risuona gaia delle grida dei bambini sul loro terreno privilegiato di gioco. Intorno, sui gradini di pietra e ai tavolini del caffé, dove si sono seduti persone famose in incognito e persone qualunque, gli uni affascinati da tanta bellezza, gli altri abituati, gli adulti si scambiano le chiacchiere di fine giornata, con quella musica che la "favella senese" fa risuonare anche ad orecchie a cui l'italiano risulta incomprensibile. Percorsa la via principale, bisogna perdersi nelle vie laterali soffermandosi sui particolari: i fiori su una scala, una vetrina di bottega, un cortile, un cornicione... Percorrendo questo museo a cielo aperto della vita nella prima città ideale della storia, entriamo anche nel museo coperto: nella nuova sede ristrutturata del palazzo vescovile, ospita una raccolta ricchissima di opere legate alla storia di Pienza.

La strada che consigliamo per Monticchiello è una diramazione che scende sulla sinistra, immediatamente uscendo da Pienza in direzione di Spedaletto, Bagno Vignoni. L'assenza di asfalto obbliga all'andatura giusta per assaporare lo snodarsi di questo itinerario che è stato definito un patrimonio da conservare in tutta la sua rarità. I poderi ed i cipressi disseminati magicamente, il gioco di orizzonti vicini e lontani, gli odori ed i profumi che in qualunque stagione ci circondano, fanno venir voglia di percorrere un tratto a piedi per approfittarne pienamente. A Monticchiello, prima ancora di varcare la porta delle mura, godiamo del panorama che spazia sulla Val d'Orcia. I profili di Radicofani, San Quirico, Montalcino, l'Amiata… si delineano all'orizzonte.

La cinta duecentesca racchiude un borgo senza emergenze monumentali, ma non certo privo di grande fascino. Si raggiunge l’apice della bellezza paesaggistica sul percorso da Monticchiello verso Spedaletto. Questo tratto di strada andrebbe fatto con un mezzo lento, perché il desiderio di fermarsi ad ammirare diventa irresistibile.
Questi sono itinerari incompatibili con la velocità, quindi facciamo questa strada comunque, ogni volta che è possibile. Risalire per dirigerci a Montepulciano sarà solo un piacere raddoppiato.

MontepulcianoMontepulciano fronteggia Pienza dall'altra parte di una valle, un tempo palude, che a lungo divise i territori dello stato di Siena dalla fiorentina Montepulciano. L'appartenenza fiorentina è del resto evidente al primo colpo d'occhio scendendo da porta al Prato verso la piazza Grande, in cui domina il duomo circondato da imponenti palazzi. Le chiese e palazzi che bordano le vie in discesa permettono di spaziare dallo stile gotico, al rinascimentale, al barocco. Riconosciamo la mano di insigni artisti ed architetti nelle facciate e negli interni, da Michelozzo (l'architetto preferito di Cosimo I de’ Medici), ad A. Pozzo, ad Antonio da Sangallo il Vecchio. Il museo civico permette di ammirare, fra gli altri, lavori della scuola di Duccio (1320), del Sodoma e dei Della Robbia.

Ma è l'atmosfera di Montepulciano, in cui spesso aleggia una sorta di presenza fiorentina insolita in terra senese, ad affascinarci. Qui sono nati il grande Poliziano (1454-1494) ed il cardinale Bellarmino (1542-1621), il grande avversario di Galileo. Qui, poco lontano dalla città, Antonio da Sangallo il Vecchio (1518-1545) ha realizzato nella chiesa di San Biagio dalla bella e inconfondibile cupola, il suo capolavoro, che resta uno dei luoghi più raccolti e armoniosi della regione. Seduti ad un tavolino del bar Poliziano, dal confortevole interno Liberty, sarà difficile staccare la vista dal panorama sfumato della Val di Chiana sottostante… Con il panorama, l'atmosfera elegante e conviviale ne fa uno dei più famosi caffé storici d'Italia. Montepulciano offre inoltre numerose botteghe artigiane di pregio.

Chianciano è una città in cui tutto è messo in opera per aiutare a recuperare la forma fisica grazie alle acque termali di cui il Senese è ricco. Dirigendoci verso Chiusi penetriamo invece nel cuore del territorio di una delle più ricche e potenti città etrusche, che conobbe il suo apogeo fra il VII e il IV secolo a.C. La memoria e l'importanza di questa eredità storica sono ben resi dal Museo Archeologico Nazionale, che presenta le sue collezioni in modo attuale e stimolante.

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