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Questo
percorso permette di spaziare dai territori dell'antica
Comunità di Montalcino, per secoli seconda città
dello Stato Senese, alle alture che dominano la Val
d'Orcia, fino ai primi contrafforti dell'Amiata. Venendo
da Buonconvento, lasciata la Cassia, per salire verso
il nitido ed inconfondibile profilo di Montalcino che
si staglia sulla nostra destra, possiamo fare un'interessante
deviazione a Badia Ardenga, antico monastero vallombrosano
(XI sec.) di architettura romanica, con elementi lombardi
e francesi, in parte rimaneggiato successivamente.
Arrivati a Montalcino, è importante allontanarsi
dall'itinerario più seguito dai visitatori (che
dalla fortezza scendendo verso piazza Garibaldi raggiunge
la piazza del Popolo, dominata dall'antico palazzo Comunale,
e percorre via Mazzini, l’unica pianeggiante che
attraversa la città) privilegiando i percorsi
alternativi. Due di questi portano da piazza Cavour,
sede del Comune (antico cinquecentesco Spedale di Santa
Maria della Croce) a San Francesco (antico convento,
attualmente struttura ospedaliera, affiancato dalla
cinquecentesca chiesa della Misericordia) da un lato,
e da via Soccorso Saloni, scendendo fino in fondo a
via Donnoli verso il luogo detto di Santa Margherita,
anche se la chiesa non vi è più da secoli.
Dagli spiazzi di San Francesco come di Santa Margherita
la vista si allarga sull'anfiteatro naturale su cui
è costruita la città nel suo piano originario
medievale. Dallo scenario armonioso e maestoso emergono
le torri delle chiese e dei palazzi, mentre l'eco riporta
i suoni e le voci che si ripercuotono da più
direzioni. Alle nostre spalle la vista spazia sul territorio
attraversato dalla via Cassia sino a Radicofani, la
cui fortezza chiaramente visibile in lontananza ci ricorda
di aver segnato per molti secoli il confine dello Stato
di Siena e poi del Granducato di Toscana con lo Stato
della Chiesa.
L'altro panorama mozzafiato, sul lato nord della città,
dal belvedere che fiancheggia la cinquecentesca chiesa
della Madonna permette di vedere, nelle giornate più
chiare, le torri di Siena. Verso ovest, la vista spazia
verso la Maremma, su colline coperte di boschi di lecci
a perdita d'occhio. L'ora più propizia è
verso il tramonto, quando il sole regala colori dorati
di straordinaria bellezza. Una vista a 360°, che
consente di capire il ruolo che per secoli la città
ha svolto dall'alto del suo colle, si ha dagli spalti
della fortezza, voluta dai Senesi per tenere Montalcino
a bada in tempi in cui la sua fedeltà non era
ancora così sicura.
Per la morente Repubblica di Siena la città combatté
coraggiosamente nel corso di un memorabile assedio che
vide più di 20.000 uomini accampati sotto le
sue mura e la Repubblica di Siena ritirata in Montalcino
fu, a metà del Cinquecento, il centro della resistenza
al dominio mediceo, sostenuto dagli eserciti di mezza
Europa. Gli abitanti, un tempo mercanti e artigiani,
convertiti nell'Ottocento all'economia agricola, sono
particolarmente fieri di queste antiche glorie la cui
memoria è viva. È interessante percorrere
il territorio circostante seguendo strade che, anche
se non sempre asfaltate, si snodano in una campagna
curatissima, ricca di ulivi e immensi vigneti. Se qui
oggi le rose piantate in capo ai filari aiutano a prevenire
le malattie delle vigne, gli ulivi, alcuni dei quali
secolari, tradizionalmente bordano i confini di certi
campi, oltre a costituire piantagioni. Perdendosi fra
viti ed ulivi, aiutati nell'orizzontarsi dalla presenza
sullo sfondo dell'Amiata, ci si può recare ai
centri, oggi frazioni, di Camigliano, grazioso paesino
attorno alla villa-castello da cui prende il nome, quindi
di lì verso Poggio alle Mura (oggi Castello Banfi),
straordinario castello medievale, sede di un interessante
museo del vetro.
Un
altro itinerario consiste nel recarsi verso Castelnuovo
dell'Abate e a Sant'Antimo, abbazia romanica tra le
più belle e situata in uno dei posti più
suggestivi della Toscana. L'avvicinarsi all'abbazia
è un crescendo di emozione, quando appare in
mezzo agli ulivi e, in stagione, ai campi di grano.
Il luogo merita una visita attenta e rispettosa dell'atmosfera
che i monaci hanno saputo mantenere. La strada che,
lasciando sulla destra l'abbazia di Sant'Antimo, permette
da Castelnuovo di ricongiungersi alla strada di Sant'Angelo,
è indubbiamente una delle più affascinanti
della regione. Sul suo percorso si trovano poderi il
cui sito risale all'epoca romana, come vari ritrovamenti
e toponimi locali ricordano chiaramente.
L'antico comunello di Sant’Angelo ha oggi l'aspetto
di un piccolo paese in cui la vita scorre tranquilla
ma non noiosa. Prima di ritrovare la Val d'Orcia, soffermiamoci
a considerare il territorio che qui smorza i rilievi
annunciando la Maremma, che comincia oltre l'Ombrone.
Prima dei Romani, di cui ancora la terra profondamente
arata restituisce talvolta qualche vestigia, percorsero
queste terre gli Etruschi. Soprattutto d'estate, nel
pieno della calura, il paesaggio sembra restituire la
fatica di antichi viaggi percorsi a piedi fra radi abitati
che sembrano miraggi. Ritornati verso la Cassia, che
tante genti vide passare verso Roma, amici, nemici e
pellegrini, raggiungiamo San Quirico attraverso il vecchio
itinerario da Torrenieri, anch'essa antico luogo di
sosta. In primavera la strada, pressoché deserta,
consente di ammirare la ricchezza della flora locale,
trionfo di colori e di profumi, che vanno dai tulipani
selvatici, ai giaggioli, alle ginestre.
L'antica
Cassia attraversa San Quirico da porta a porta. Come
milioni di viandanti che ci hanno preceduti, restiamo
incantati dal portale della Collegiata (sec. XII) che
ci accoglie all'entrata della piazza, a cui fa da sfondo
l'elegante palazzo Chigi, (sec. XVII) splendidamente
restaurato. Attraversiamo il paese, attenti alle architetture
delle case e non senza aver visitato la chiesa di San
Francesco, per uscire dall'altra porta. Volendo percorrere
il perimetro delle mura entriamo negli Horti Leonini,
che ci rimandano ad atmosfere rinascimentali. Fuori
ci attende la Val d'Orcia, splendida in tutte le stagioni.
La miglior cosa è perdersi, preferendo strade
di campagna, se possibile.
Le mete sono molteplici, e ciascuna consente di ritrovare
la Cassia per riprendere il percorso verso sud. Castiglione
d'Orcia, e la vicina Rocca d'Orcia, già sui contrafforti
dell'Amiata, con la sua imponente rocca, da cui si ha
una visione panoramica. Bagno Vignoni è forse
il luogo più romantico della Val d'Orcia. Qui,
nella piscina termale, da cui, tra i riflessi delle
antiche case circostanti, salgono in inverno vapori
incantati, si bagnarono Santa Caterina ed i soldati
della Repubblica di Siena, principi e papi, viaggiatori
venuti da ogni parte del mondo.
I recenti scavi archeologi, visitabili, ci rimandano
ai tempi in cui qui ferveva il lavoro dei mulini, alimentati
da quella stessa acqua che ancora precipita calda e
fumante nell'Orcia, in uno scenario improvvisamente
aspro e grandioso. Sulla strada che da Bagno Vignoni
porta a Pienza, troviamo l'antico castello-ospizio di
Spedaletto (sec. XII). Posto sulla via Francigena, non
lontano dall'antico ponte sull'Orcia, svolgeva un duplice
ruolo di ricovero dei pellegrini "romei" e
dei viandanti e di difesa di un punto strategico dell'importante
asse di comunicazione. Assolse a queste funzioni per
diversi secoli, amministrato dallo Spedale di Santa
Maria della Scala di Siena, e venne adattato alle armi
da fuoco in epoca rinascimentale. Continuando verso
sud, non tralasceremo di visitare Bagni San Filippo,
con le sue pittoresche cascate di calcare, depositato
dalle abbondanti acque termali.
Il riferimento finale resta la rocca di Radicofani,
che segna la fine di questo territorio e che per tanti
secoli, spesso rifugio di briganti, indicò la
frontiera fra i territori dello Stato fiorentino, e
prima senese, e quelli degli Stati del Papa. Dall'alto
della rocca la vista rimanda, attraverso la Val d'Orcia,
verso Siena regalandoci ancora l'eterno incanto di questa
terra.
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